L’Agenzia delle Entrate ha acceso i riflettori sul mondo degli influencer. Negli ultimi giorni, centinaia di creator digitali hanno ricevuto questionari, con richieste approfondite su compensi – anche in beni o servizi – contratti firmati, piattaforme utilizzate e rapporti con brand, agenzie e colleghi.
L’obiettivo dell’Agenzia è accertare che i redditi dichiarati corrispondano ai guadagni effettivi, individuando eventuali pagamenti non tracciati o transazioni tramite conti esteri, wallet digitali o collaborazioni informali. Anche le prestazioni in natura, come viaggi, prodotti di lusso o buoni acquisto legati a sponsorizzazioni, rientrano nell’attenzione del Fisco.
L’evasione tra influencer non è rara: tra il 2022 e il 2024, la Guardia di Finanza ha condotto oltre 250 accertamenti su creator italiani, rilevando redditi non dichiarati per più di 70 milioni di euro. Alcuni casi hanno riguardato società estere o transiti di compensi tramite agenzie affiliate, simulando contratti di consulenza o sponsorizzazione.
Cosa chiede il Fisco
I questionari richiedono:
- Piattaforme social utilizzate e data d’inizio dell’attività;
- Descrizione dei contenuti pubblicati;
- Contratti con aziende e collaborazioni;
- Dettagli sui diritti d’autore dichiarati e sugli eventuali rapporti con agenzie;
- Estratti conto e movimenti bancari, oltre a documentazione su wallet digitali per monitorare guadagni in criptovalute o conti esteri.
Anche le transazioni internazionali rientrano nei controlli: grazie alla direttiva europea DAC7, le piattaforme comunicano i dati fiscali degli utenti ai Paesi di residenza, consentendo al Fisco di seguire flussi da brand globali e network di monetizzazione.
Nuove sfide per commercialisti e consulenti
L’attività degli influencer richiede oggi una gestione contabile complessa, a metà tra lavoro autonomo e impresa digitale. Se l’attività è regolare e continuativa, i redditi devono essere inquadrati come lavoro autonomo o impresa; se occasionale, restano soggetti a ritenuta d’acconto.
Anche i compensi in natura vanno valutati al prezzo di mercato e riportati in dichiarazione, così come i ricavi gestiti tramite società o agenzie di intermediazione. Chi opera in regime forfettario deve fare attenzione a non superare il tetto di 85.000 euro annui, altrimenti perde i benefici fiscali previsti.
Come vengono tassati gli influencer
- Con partita IVA: i redditi rientrano nel lavoro autonomo o impresa individuale. Il regime forfettario prevede imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni), ma anche i compensi in natura devono essere dichiarati.
- Senza partita IVA: se l’attività è occasionale, i compensi sono soggetti a ritenuta d’acconto del 20% come “redditi diversi”. Tuttavia, l’Agenzia considera abituale qualsiasi attività che generi introiti ricorrenti o si svolga su più piattaforme, rendendo obbligatoria l’apertura della partita IVA.
Anche prodotti, viaggi o altri beni ricevuti per sponsorizzazioni costituiscono reddito imponibile, così come la cessione di contenuti digitali originali o l’uso dell’immagine personale per scopi commerciali.
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